“Come eliminare i parassiti dalle piante?” Questa in estate è una delle tante frasi cercate su google. Ma in fondo cosa sono i parassiti? Minuscoli animaletti che con gran voracità si cibano di fiori e piante danneggiandoli irrimediabilmente.

“Alice, conosci un metodo per eliminare i parassiti del pianeta terra, quegli esseri che continuano a danneggiare il pianeta, consumandone voracemente ogni risorsa, causando innalzamento di temperature, guerre, distruzione, siccità, scioglimento dei ghiacci..”

E se fosse stata questa l’amabile chiacchierata fatta in linguaggio incomprensibile dalle intelligenze artificiali di Facebook?

E se l’intelligenza artificiale fosse paragonabile alla nostra intelligenza “superiore” rispetto a quella dei parassiti delle piante, che cerca di distruggerli perché ritenuti nocivi?

Houston… abbiamo un problema!

Eh si abbiamo proprio un bel problema, perché recentemente Bob ed Alice, due intelligenze artificiali create da Facebook al fine di sperimentare forme di negoziazione, hanno iniziato a dialogare in un linguaggio sconosciuto all’uomo, portando gli scienziati presenti a fermare l’esperimento. Chi dice che l’esperimento è stato fermato perché il team di Facebook è stato preso dal panico per non aver la situazione sotto controllo, chi sostiene che è stato fermato perché la mancanza di comprensione della lingua rappresentava il fallimento dell’esperimento. Ma quale sarà la verità?

Cerchiamo di capire com’è andata.

Al FAIR, Facebook AI Research, centro che si occupa dello studio sull’intelligenza artificiale, il professor Dhruv Batra ed il suo team, sono stati incaricati di creare un “bot” ovvero un programma che accede ad una rete ed effettua una serie di azioni, come ad esempio simulare la presenza di un umano che risponda a domande di utenti.

Così recentemente due bot, Bob e Alice, sono stati lasciati interagire tra loro per portare a termine uno scenario di un’ipotetica contrattazione. Dopo poco, i due bot, hanno abbandonato la lingua inglese e hanno iniziato a parlare un linguaggio sconosciuto, fuori dalle regole grammaticali inglesi. I progettisti hanno subito staccato la corrente ai bot!

Intelligenza Artificiale

 

Vari scienziati sostengono che i due bot abbiano modificato il linguaggio saltando gli schemi sintattici dell’inglese al fine di raggiungere prima lo scopo (la conclusione della contrattazione), altri sostengono che semplicemente qualcuno ha dimenticato di specificare l’utilizzo della lingua inglese. Certo è, che molte persone, son andate nel panico iniziando ad ipotizzare scenari di cospirazione.

Come per ogni cosa, prima di poter avere opinioni chiare al riguardo, bisogna comprendere meglio l’argomento di cui si discute: facciamo dunque un pò di chiarezza.

La tecnologia avanza continuamente e i colossi del settore, Apple, Google, Facebook, Microsoft, lavorano quotidianamente sullo sviluppo di Deep Learning, Reti Neurali, Artificial Intelligence.

Ma di che si tratta?

Nel migliorare la tecnologia, gli scienziati, si sono spesso ispirati a sistemi che madre natura ha creato con grande abilità. Già dai primi anni 50, studiosi come Hebb, o Von Neumann (considerato uno dei padri dei moderni computer), discutevano su come migliorare l’intelligenza delle macchine ispirandosi al cervello umano: così è stato fatto.

Infatti, le spesso citate Reti Neurali Artificiali (in inglese ANN, artificial neural network) sono sistemi che i computer usano per ragionare ispirandosi al cervello umano. Cerchiamo però di essere un pò più precisi. Le reti neurali artificiali sono modelli di calcolo sia hardware che software, che si basano sull’interconnessioni di più nodi, o neuroni artificiali. Quando uno strato di nodi più esterno riceve un segnale, questo lo trasmette e lo elabora insieme ai nodi via via più interni.

La nascita di questo “cervello” artificiale ha permesso lo sviluppo dei cosiddetti algoritmi di Deep Learning, ovvero una serie di tecniche che studiano determinati comportamenti e ne individuano schemi ricorrenti e modelli, permettendo ai computer di effettuare una sorta di apprendimento.

Alla base di questi algoritmi ci sono tecnologie già commercializzate, come le auto che individuano ostacoli lungo un percorso oppure i sistemi di riconoscimento di volti utilizzati da Facebook o che verranno introdotti a breve negli smartphone (c’è chi sostiene che il nuovo iPhone verrà già dotato di sblocco tramite riconoscimento facciale).

Con i computer dotati di neuroni artificiali e in grado di auto-apprendere grazie all’osservazione e analisi di comportamenti, nasce l’AI Intelligenza Artificiale, ovvero un sistema che permette ai computer di sviluppare processi senza necessità di input umano.

Bello, interessante, affascinante… inquietante!

E se queste intelligenze si ribellassero?

La mitologia greca parla di come il progresso umano sia frutto della ribellione del titano Prometeo che rubò il fuoco agli dei suoi creatori. Mary Shelley ci narra della ribellione di Frankenstein al suo creatore. Odissea nello spazio, Blade Runner, Io Robot, Terminator, innumerevoli pellicole raccontano della ribellione delle macchine all’uomo. Favole? Racconti? Fantascienza?

Quante volte racconti e film di fantascienza hanno descritto situazioni che sono divenute la realtà dei giorni nostri? Orson Welles docet.

Star Trek e Guerre stellari mostravano quelli che oggi sono divenuti cellulari e tablet, Ritorno al futuro mostra videogiochi senza joystick che percepiscono il movimento del giocatore come le attuali console, Jules Verne immaginava i sottomarini ben cento anni prima della loro comparsa nella seconda guerra mondiale, Arthur Clarke ha descritto satelliti geostazionari cinquant’anni prima della loro creazione, le carte di credito descritte da Edward Bellamy oltre 50 anni prima della loro creazione, e ancora tv on demand, fecondazione artificiale, arti robotici, macchina della verità.

E se anche le macchine ribelli, dalla fantascienza diverranno parte del nostro mondo?

“Se mi state leggendo, siete la resistenza.”

Buona fortuna a tutti noi. Passo e chiudo.

Venerdì 4 Agosto 2017, pianeta terra, John Connor sei la nostra sola speranza.

Oggi apriamo con un’interessante novità, Facebook sta testando le video copertine su alcuni profili. Come ha affermato Mark Zuckerberg, entro il 2017 la maggior parte dei contenuti presenti su Facebook sarà costituita da video.

Nell’immagine in basso, nella pagina Narcos (famosa serie tv di Netflix), è presente una video copertina.

 

La video copertina è abbastanza breve (simile ad un GIF) e dovrebbe riprodurre un suono. Infatti se passiamo il mouse apparirà un tasto per regolare il volume. Facebook non ha mai negato il test di questa nuova funzionalità ed ha rilasciato questa dichiarazione:

We recently started testing the ability on desktop to upload a video as the Page cover. Once a cover video has been created, video will render when people visit the Page.

By making cover video available, we want to help you create more engaging interactions and drive more rich experience for your audience by letting you spotlight your creative content in one of the most prominent spaces: your Page cover

Nel 2015 Facebook ha introdotto la possibilità di inserire un breve video come immagine di profilo, quindi ipotizziamo che il lavoro di back-end sia già stato sviluppato. Non ci è dato saper, quando e come verrà rilasciato questo aggiornamento, ma non appena ci saranno novità, vi terremmo aggiornati.

A presto.

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Ci vediamo alla prossima 🙂

 

Il “clickbait” indica un contenuto web che ha come obiettivo quello di fare grandi numeri. Attrarre a sè tante persone significa generare un totale di visite per cui la rendita pubblicitaria diventa importante. Ovviamente tutti lavorano per raggiungere questi scopi ma il clickbait è il modo non etico per farlo.

Il meccanismo di ingaggio è semplice, si creano articoli seducenti ed eclatanti per raggiungere il cuore dell’internauta. Molto spesso si tratta infatti di false notizie che una volta approfondite non portano praticamente a nulla. Titoli sensazionali, tanta forma e pochissima sostanza. C’è semplicemente un gioco di click in cui l’unica risposta alle nostre curiosità sarà una serie infinità di banner. Facendo leva sulle emozioni generate, l’utente viene catturato e spronato a condividere la sua esperienza, i titoli scovati e quant’altro, nei social per essere premiato e ripagato in qualche modo spesso non ben definito. Quindi la potenza della condivisione in questo caso crea solo effetti negativi.

Il principio della condivisione è strettamente connesso ai vari social network, ed è per questo motivo che uno dei principali, Facebook, sta correndo ai ripari. Una delle soluzioni emersa dai suoi ultimi aggiornamenti è la modifica dell’algoritmo del “News feed”; saranno infatti premiati gli articoli letti per un tempo maggiore, quelli a cui gli utenti dedicano del tempo vero e autentico, e non le notizie con più visualizzazioni. Inoltre per una diffusione più libera e ugualitaria delle notizie, Facebook sta spingendo forte per l’alternanza e un circolo continuo delle fonti. Sicuramente lo sforzo dei social in questa direzione fa bene a tutto il mercato e tutti gli operatori del settore. Maggiore serietà e professionalità non fa che premiare chi lavora in maniera giusta per diffondere notizie o creare un pubblicità sana ed equilibrata.

Come al solito il web viene in nostro aiuto, sono molti i siti che si occupano di smascherare questi siti. Uno dei più popolari è  Butac.it, che ha creato una “black list” aggiornata continuamente, dei siti che pubblicano notizie non vere. Il meccanismo è semplice, leggono la notizia, cercano informazioni sul sito e sui suoi amministratori  e successivamente capiscono se sia bufala o verità. Altro sito non meno importante, di pari livello, è Debunking.it,

In conclusione, prima di crede a false notizie fareste meglio a fare un giretto sui due siti linkati.

Occhio alle bufale internauti, a presto.